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CipollePresbiti
Il BLOG DI ELI
10 marzo 2011
Le cose ovvie

Ogni tanto non sembri inutile dire cose ovvie e risapute. Una di queste è: nulla è eterno, perlomeno in ambito, come dire, "antropologico".
Non è inutile dirlo perchè alle volte lo sconforto è tale, da sembrarci eterna la situazione che lo crea.
E, a seguire, inizio dalla fine: il berlusconismo ha i giorni contati. Non "Berlusconi", ma proprio il "berlusconismo". E vado a dire secondo me il perchè.

1. Il berlusconismo, fenomeno culturale ormai ventennale, può essere definito in molti modi e sotto ogni aspetto. E' una forma di populismo -cura il consenso attraverso la mera trasposizione degli "umori" dell'elettorato, lasciandoli intatti ed esaltandoli, non proponendo altro che soddisfarne gli esiti-, di individualismo sfrenato -esalta la libertà disgiunta dalla responsabilità-, di leaderismo -al leader si delegano le soluzioni degli affanni-, di sessismo -rimarca i ruoli dei sessi spacciandoli per "naturali"-, di imbonimento -la propaganda non è diretta, ma si assume lentamente attraverso le pratiche di intrattenimento.
Per tutti questi motivi, il fenomeno è rilevabile soprattutto in italia, paese nel quale le particolari vicende di passaggio economico "drastico" hanno creato un vuoto politico di vasta entità (mi riferisco a tangentopoli e al crollo di molti dei partiti politici nati dopo la seconda guerra mondiale su ideologie ancora più datate e sparse sostanzialmente in tutto il mondo occidentale.)
C'è invece uno degli aspetti del berlusconismo che non è "tipico", ed è quello della finalità socio-economica. Il berlusconismo, in modo palese o no, si rifà ad un neoliberismo la cui regola principale è "il mercato si regola da sè", e socialmente tende ad affermare il primato delle rendite e dei profitti sul lavoro.

2. Per qualche motivo che si può indagare, questo nostro paese alle volte ha dei ritardi sulle cose che accadono al di là delle alpi. Cominciammo a fare i colonialisti, per dire, più o meno negli anni in cui tutti gli altri smettevano.
Ebbene, questo modo recente di guardare alla distribuzione delle risorse e alla globalizzazione dei mercati ("il mercato si regola da sè" e "chisseneimpippa se aumentano i profitti e si riducono i salari") nel resto dell'occidente era già in voga da anni, facendo danni inenarrabili (un paio di sanguinose guerre in medio oriente, due o tre speculazioni immobiliari, e una crisi finanziaria spaventosa).

3. Nel resto del mondo questa ideologia non va più di moda perchè crea più problemi che soluzioni. Anche l'italia dovrà adeguarsi, e così sarà. Più difficile sarà togliersi di dosso tutto ciò che di "pittoresco" c'è in questo paese, ma non dispero affatto, perchè una cosa è a sostegno dell'altra.  L'importante è resistere più dello sconforto, ma in questo siamo bravi ;-)      


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permalink | inviato da _Eli_ il 10/3/2011 alle 17:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
6 marzo 2011
Algos. Dolori e nostalgie selettive

La nostalgia è una cosa tipo la nevralgia, la lombosciatalgia e altre antipatiche robe che finiscono in -algia.
"Algos" è, difatti il "dolore".
La nostalgia è un dolore, il dolore di uno sperato ritorno, e dicono che possa fare anche molto male, nel tempo.
Però non è un dolore inutile. Contiene in sè una parte di sogno, cioè di futuro, oltre che di passato.
Una nostalgia, a differenza di una lombosciatalgia, può farti muovere in avanti tornando indietro, perchè magari ti accorgi che la strada di oggi è sbagliata.

La memoria, si sa, può fare brutti scherzi: si può provare nostalgia per una cosa o una situazione perduta nel tempo, che ci sembra, nel ricordo, molto più bella di quanto non la considerassimo mentre la vivevamo. Si può avere nostalgia dei propri vent'anni perchè si dimentica quanto in realtà sia complicato gestire all'inizio il passaggio all'età davvero adulta -il lavoro, ad esempio.
Oppure si può avere nostalgia di certi modi di essere di tutti, o prevalentemente di tutti.

Io non ho nostalgia dei miei vent'anni: ho nostalgia, invece, di come fossero i luoghi quando avevo vent'anni. Ho nostalgia di quelle strade del centro dove i negozi non sono tutti uguali. Ho nostalgia delle vecchie antiche pasticcerie con le vetrinette, dei profumi di pane dai fornai, e ho nostalgia del fatto che ci fosse sempre una speranza di miglioramento -fare una cosa oggi perchè domani sia migliore.

Mi pare che siano tempi, per l'occidente, privi di speranza, cioè di futuro. Chissà se non potrebbe aiutarci un pò di nostalgia. Per esempio la nostalgia di sentirsi in una comunità civile, di cittadine e cittadini.

P.S. Cipolle perchè ci-polle. Presbiti perchè non è male vedere lontano.


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permalink | inviato da _Eli_ il 6/3/2011 alle 16:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
4 marzo 2011
ilblogggg

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permalink | inviato da _Eli_ il 4/3/2011 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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