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Il BLOG DI ELI
20 giugno 2010
AVVISO

Non so perchè è scomparso il post su "stampa e propaganda part trì", nè perchè nel post che ho pubblicato ora ("un grande imbroglio'") non si possano inserire commenti (manca proprio l'icona).

Se qualcuno del Cannocchiale legge, mi può spiegare?

 




permalink | inviato da _Eli_ il 20/6/2010 alle 18:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
7 gennaio 2010
Vabbè, abbiate pazienza, guardatevelo e ditemi cosa c'è di sbagliato
 

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permalink | inviato da _Eli_ il 7/1/2010 alle 16:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa
31 ottobre 2009
Thanatos, il modo e la giustizia

Mio padre, che pure non credo fosse felice della circostanza, diceva spesso, di fronte all'impermanenza delle cose della vita: l'unica cosa certa è che si muore.
E difatti.
Nella mia esperienza ci sono conoscenti che sono arrivati centenari, ma nessuno eterno.

Il problema non è rimanere vivi per sempre, quanto garantirsi, finchè si può, una accettabile qualità di vita, e un modo non troppo atroce di morire: chè poi, quindi, a pensarci bene, non è la morte in sè che ci spaventa, quanto gli ultimi momenti di vita (come a dire che il dramma riguarda l'esistenza e non l'opposto).

Il modo in cui si muore diventa un fatto sociale e collettivo. L'ottimo, "pensandola senza pensarci", è la morte del giusto, di botto e nel proprio letto, magari dormendo, chè non si avverta troppo il passaggio.

Il problema è, per l'appunto, il passaggio da uno stato all'altro.
Ed è per questo che l'umana cattiveria si concentra sul come rendere il passaggio al proprio nemico il più terribile possibile.
Rimane, certo, il fatto che comunque, da morti, non si può più agire: e questi sono i moventi degli omicidi.

Si muore tutti. Ma il modo non è affatto indifferente.
Come non è indifferente l'immedesimazione del vivo al pensiero del morto.

Ecco, accade che in questo paese un tizio sta sulla soglia di un negozio. Accade che un altro tizio passi e gli spari. Così, come chiedere "hai da accendere?", e dopo aver aspirato il primo fumo della sigaretta, ringraziare e andarsene. E' un delitto di camorra finito sulle pagine dei giornali.
La mafia. Sembra sempre che non ci riguardi. Ma mi sa che non è così.

Succede poi che un altro venga arrestato: per motivi banali, in realtà. Droga, ma non spaccio: uso. Il tizio sparisce, come in certi momenti tristi della storia di certi paesi sudamericani. La famiglia non riesce a vederlo più da vivo. Dopo una settimana succede che l'istituzione si disfa del suo cadavere, e chiama la famiglia a riprenderlo. Ma è un cadavere piuttosto ammaccato.
Dei morti in carcere e a causa del carcere non so neanche se ci sia una statistica. Eggià, perchè quando vuoi parlare di questo, della vita in prigione, sembra che vuoi giustificare il crimine. E invece no, non è mica così. Il carcere non deve essere mica un inferno dove si sospende il diritto alla vita.

Accade, nel mondo, anche di peggio, lo so.
Ma per ognuno di questi modi si chiede giustizia.
Perchè il modo di morire è quello che fa la differenza.


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permalink | inviato da _Eli_ il 31/10/2009 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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