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Il BLOG DI ELI
7 luglio 2010
Lettera aperta al presidente del Centro studi del Partito Democratico
Caro Gianni, ho pensato di scrivere a te, quest'oggi, perchè ora tu rappresenti, nel nostro partito, una cultura condivisa, o la ricerca di questa -che c'è, a saperla cercare.
Ho pensato di scrivere a te, oggi, perchè sono passati giusti giusti 50 anni da quel 7 luglio del 60 in cui morirono a reggio emilia 5 compagni del PCI: a sparare loro addosso fu il governo -repubblicano, certo! però...- di allora.

E lo so che i fatti di quegli anni sono diversi da quelli di oggi. Eppure, vedi, io non ci riesco a pensare senza inquietudine, che un governo eletto con una maggioranza parlamentare, e quindi democratica, si metta a sbarrare la strada a comuni cittadini, colpiti da un terremoto -che certo non è colpa di nessuno, ma proprio per questo!- che vogliono andare a parlare col il capo del governo e con i rappresentanti del Parlamento. Quello stesso capo di governo e quella stessa maggioranza che proprio su questa vicenda ha fatto, prima, un gran chiasso a proprio vantaggio.
Un capo del governo che si barrica addirittura dentro il "suo palazzo", e fa chiudere le porte dai gendarmi, come un re di fine secolo, forte di auto-potere e debole d'animo.

Mi è venuto da pensare alla storia dei 150 anni di questo paese. Un pensiero confuso, perchè io non sono tanto brava, nè tanto colta, e ho poca memoria -necessito dei libri per ricordare. Nella confusione di analisi, di roba, di frasi, di episodi, mi è venuto in mente che ogni tanto si riaffaccia, mai sopito davvero, una specie di mostro.
Sai, io diedi l'esame di maturità nel 1979: quell'anno uscì un tema, tra gli altri. Diceva: il sonno della ragione genera i mostri. E mi sembra come se questo sonno sia ciclico, un pò come il sonno naturale degli esseri viventi. Ma il sonno della ragione non può essere un sonno naturale, come quello normale, rigenerante, riposante, che segue il ritmo del giorno e della notte, per noi come per ogni altro essere vivente. Il sonno della ragione è un sonno procurato, voluto, programmato.

Nel secolo scorso, una novantina circa di anni fa, il mostro si palesò per ciò che era, e senza infingimenti: poi, ogni tanto, torna sotto altre sembianze, e prende forza se lo si lascia fare.
Metto insieme episodi forse diversi e anche soggettività, ma così mi viene ora di fare, e so che mi perdonerai per questo.
Nel settembre del 2001 persi in circostanze tragiche un mio carissimo e giovane amico, vissuto poco, ma abbastanza per poter raccontare una giornata vista in prima persona, a Genova, due mesi prima. Il suo fisico asciutto, così simile a quello di Carlo Giuliani, mi fece rabbrividire sulle prime immagini che arrivavano da lì: pensai sul serio che a terra ci fosse lui, e non dimenticherò mai quella sensazione, certo anche perchè il mio amico dopo due mesi morì davvero.
Mi chiedo: facemmo abbastanza dopo quei fatti, e i fatti della Diaz e Bolzaneto, e quelle ore drammatiche che seguirono?

Ancora. Prima, qualche anno prima. Le stragi sui treni, alle stazioni, nelle banche, nelle piazze. Facemmo abbastanza allora, sì. Svegliammo tutte e tutti -per certi episodi io ero ancora bambina, ma lo so che "appartengo" a chi -e a tutti quelli che- prima di me, si mise a far gran voce. Respingemmo il mostro. Una fatica enorme, e costò vite e sangue che oggi si scolora, purtroppo, sugli schermi al plasma delle nostre televisioni.

Potrei ancora dire di tutte le cose che mi si stanno affastellando nella mente, chessò, vedere in TV -ma non quella pubblica, no no- trasmissioni che ripropongono i temi dell'unità d'italia e del cammino di questo paese, così faticoso. Sentire che c'è qualcuno -150 anni dopo- che mette in dubbio un inizio, una storia collettiva - e questo è il sonno, ma il sonno profondo, eh?- della ragione che si riaffaccia.
Che stato d'animo inquieto che ho, e non è da me: il che rende tutto ancora più inquietante. Vorrei poter dire tutto questo a tutte e a tutti, con un quadro, una musica, una poesia, ma non ho alcun talento e devo accontentarmi delle parole, che in fondo, di loro, sono neutre.

Ti ho rubato già troppo tempo per dire cose senza una logica interna, credo. O forse no: una logica c'è, per quanto confusa. Con una conclusione: ricominciamo a svegliare tutte e tutti. So che lo possiamo fare.
Grazie se sei arrivato a leggere fin qui.
Eli, una che ha traslocato anche lei un pò di volte.

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permalink | inviato da _Eli_ il 7/7/2010 alle 18:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
22 giugno 2010
Sulle intercettazioni. Dibattito a Giubbonari

Intercettazioni (legge sulle). Oggi pomeriggio a via dei giubbonari.
Presenti i giornalisti Claudio Sardo (bravissimo), Marino Sinibaldi.
Presente il responsabile giustizia PD Andrea orlando.
Sulla legge siamo tutti d'accordo che fa schifo, e Orlando ci spiega perchè fa schifo e cosa stanno facendo i nostri in Parlamento.

Il dibattito si snoda sul "modo per dire che fa schifo e perchè", cioè su "come si fa opposizione".
Viene citato lo slogan "intercettateci tutti". silvio dice "nessuno", qualcuno dice "tutti".

Per fare un'estrema sintesi e dire cosa penso io, racconto un fatto che non c'entra, ma c'entra.
Conosco un signore un pò più grande di me -nato tipo nel 1957, mi pare- che si chiama Adolfo. La sua famiglia è ebrea.
Una volta domandai perchè un ebreo si chiamasse Adolfo, e lui mi disse che era il nome di suo nonno e del nonno di suo nonno.
Ero piuttosto stupita, e allora lui disse ancora: mio nonno e il nonno di mio nonno sono più importanti del dettaglio che anche Hitler si chiamasse Adolfo.

Ecco. La rivoluzione francese del 1789, i principi inscindibili di libertà, uguaglianza e fraternità, la Costituzione di questo paese, sono più importanti del dettaglio che esista Berlusconi.

Non rinuncio alla dignità, alla libertà e all'uguaglianza delle donne e degli uomini, alla impossibilità di essere intercettati e pubblicati se non per motivi di giustizia (e quindi del diritto collettivo alla libertà dal crimine) solo perchè, casualmente, esiste Berlusconi.
E sennò vuol dire che ha vinto lui. "Nessuno" e "tutti" sono lo stesso, tragico, errore.

Dopodichè mi pare ovvio che la legge di Berlusconi sulle intercettazioni fa schifo. Lo stiamo dicendo anche in Parlamento.
 

Punto.  


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permalink | inviato da _Eli_ il 22/6/2010 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
21 giugno 2010
Un grande imbroglio? namber tù

Sarò molto breve.

Archivierei ogni altra considerazione su Marchionne. E’ evidente che non avrà l’unanimità sulla sua proposta –cosa che probabilmente già sapeva, per quello l’ha chiesta- e che quindi farà poi qualche altra cosa che già pensava di fare prima di mettere in scena tutto sto teatro qui. Ha un obiettivo preciso: il profitto vinca sul lavoro. Che è lo stesso obiettivo del governo di Silvio, e non da oggi –d’altra parte è un governo di destra, e non c’è motivo che faccia gli interessi del lavoro.

A Pomigliano c’è assenteismo. Forse, come dice Landini a ½ ora di Lucia Annunziata, ad un certo punto non ce n’è stato più molto. Di certo, lo dice anche Landini, per le elezioni 2008 c’erano troppi incaricati nei seggi elettorali. Landini dice: scrutatori e rappresentanti di lista non li nomina il sindacato: giusto, corretto. Di sicuro c’è che –parole di Landini- se oggi c’è meno assenteismo lo si deve ad un “piano” dell’azienda. E che scrutatori e rappresentanti di lista non li nomina il sindacato: in entrambi i casi però è evidente che il sindacato non ha posto per primo il problema.

Faccio un parallelismo.

Nel pubblico impiego, specie nelle amministrazioni centrali e in qualche grande comune, per molti anni è stato possibile fare, volendo, molte cose ingiuste e diseducative per il senso di civismo e colletività. Ricordo più di una litigata che dovetti sostenere quando rappresentavo qui la FP Cgil. Una volta anche con una collega che riteneva assolutamente giusto il comportamento di un dirigente che permetteva ad uno di uscire (risultando in servizio) per andare a lavorare come cameriere in un ristorante. Diceva, lei: “è una famiglia monoreddito, ha necessità di guadagnare”. Le chiesi se il ristoratore avrebbe avuto la stessa sensibilità di pagargli uno stipendio mentre lui era qui. Mi rispose “ma no, che c’entra, qui è lo Stato”. Appunto. Questo accadeva perché per moltissimi anni agì, nel pubblico impiego, il cosiddetto “patto scellerato”: poco dare, poco avere, posto sicuro, consenso politico assicurato. Nel 1998 andò in vigore il nuovo contratto collettivo nazionale, privatistico, con un sacco di strumenti utili al sindacato, possibilità di contrattare molte materie, e io pensai: dai! Si cambia! In realtà cambiarono me come rappresentante CGIL, perché volevo un contratto legato all’efficienza del servizio, alla riorganizzazione del lavoro, alla formazione continua del personale e alle innovazioni tecnologiche, che dessero possibilità di fare carriera e guadagnare di più, ma ai miei rappresentati (oltre che a Cisl e Uil) interessava solo quest’ultima cosa. Ad onor del vero non fu la Cgil nazionale a redarguirmi per il mio “eccesso di zelo e di etica”, anzi: fui citata da Cofferati in una iniziativa pubblica con migliaia di delegati come “buon esempio”: ma gli iscritti qui me la “fecero pagare” silurandomi al congresso successivo.

Io che sarebbe poi arrivato Brunetta lo sapevo già, e non era poi complicato immaginarlo.

Non è cambiata una cippa lippa nell’efficienza della PA, ma di certo sono peggiorate le condizioni di lavoro relativamente alle malattie ed altre assenze, anche per quelli che si limitano al raffreddore invernale. Tutti puniti nello stesso modo: assenteisti veri e non-assenteisti, con una campagna mediatica molto ingiusta (non è affatto vero che la funzione pubblica sia popolata di fannulloni), ma con pochi argomenti a difesa. Purtroppo.

E’ successa la stessa cosa a Pomigliano? Evidentemente sì.

Sicuramente non è il sindacato a nominare gli scrutatori e i rappresentanti di lista per le elezioni: e però il sindacato doveva prendere posizione prima.

E invece si è giocato a scambiare i privilegi per diritti, col risultato che mò fanno scomparire i diritti insieme ai privilegi e come cazzo ti difendi.

Siccome mi sono incavolata per anni, sia con i miei rappresentati, che con i rappresentanti cisl e uil, non ho altro da aggiungere se non l’odiosa frase cassandrea (ahimè, mi accade spesso di predire il futuro…): ve lo avevo detto, mò che volete?


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permalink | inviato da _Eli_ il 21/6/2010 alle 17:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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