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CipollePresbiti
Il BLOG DI ELI
4 giugno 2008
Leggete come è bello questo post di Mokella
In fondo il meritato Oscar di oggi.


2 giugno 2008

Personaggi

 Pronto soccorso del CTO. Mi sono slogata una caviglia ed è meglio controllare. Mi ritrovo con altri azzoppati. Loro sulla sedia a rotelle,io orgogliosamente in piedi.Su dolore.Passo nella stanza accanto per fare la radiografia.Dopo di me arriva una donna sulla sessantina ,con il volto segnato , i capelli di un colore tra il viola e il bordò,in tinta con la camicetta indossata. Ancora arriva un ragazzo con relativi genitori, anche loro attempatelli. Lei giovanile,lui un po’ meno. Aspettiamo tutti gli esiti .Ed è inevitabile- come l’alternanza del giorno e della notte –che qualcuno non faccia un tentativo-neanche tanto timido-per intrigarsi delle altrui sfortune. Così parte il discreto terzo grado della genitrice verso la bordò.”Signò, comm v’ate fatt male?” “Eh -fa l’altra –sapisseve…-suspence ad arte-“sott’o pullman”. Tutti strabuzziamo gli occhi .E’ una miracolata.
Poi rettifica :”Non proprio sotto,ma mentre scendevo dagli scalini ,chill ha cominciato a camminare e mi ha trascinato “. Aristrabuzzamento .Meglio l’investimento a questo punto.Ma ecco il colpo di scena.”Il problema è che dentro questo pullman ce steven nu sacc ‘e nir, ma proprio neri! –gesticola con le mani  vicino al viso per far capire il grado di nero – “con tutti i borsoni e io non potevo passare ,per scavalcare i borsoni mi sono attardata e sò caduta.”.  Ecco spiegato il muoversi dell’autobus . Continua a raccontare che alcune persone l’ hanno soccorsa e fatta sedere. che l’autista è sceso a controllare che non si fosse fatta male sul serio .Sottolineava le parole -pronunciate con voce ora acuta,ora roca- con movimenti agitati, con la sedia a rotelle che limitava la portata dei suoi gesti,mentre concetti, forme ,eventi della disavventura metropolitana prendevano vita .Un episodio da narrare  a vicini, parenti ,amici,chiunque le si trovasse a tiro. Un evento che l'ha schiodata dalla routine quotidiana,fatta della solita spesa sotto casa nel quartierino popolare ,della chiacchierata c'a signora  affianco,della tv a tutte le ore , delle figlie che tornano a casa da faticà. “Però tutti chill nir'…” “Ma signora- faceva un altro -“mò che centrano i neri? Mica siete caduta perché qualcuno di loro vi ha spinto?” .“Noooo, però cu tutt chill borsoni, ncoppa a nu pullman…" E accompagnava la voce squillante ancora gesticolando come un' invasata per far capire la dislocazione dei borsoni all'interno dell'autobus.Sembrava giocasse a scacchi nell'aria.
”Ma era un filobus o un autobus?”.
Dramma. La signora ci pensa un po’ interdetta.In tutta la sua vita non le era mai capitata una domanda del genere.Qui a Napoli ci sono i pullman e basta.Al massimo i tram, ma proprio se non se ne può fare a meno. Chi si era mai soffermato su tale fine distinzione? Si leggevano sul suo volto un susseguirsi di emozioni :ingenuità, dubbio.Lei si limita a salire e scendere dai “mezzi”. Le soluzioni ad una domanda imprevista richiedevano parole non usate nel quotidiano. Poi si illumina, gli occhi le si spalancano dalla meraviglia per una soluzione tanto semplice. la voce si fa bassa, profonda, accorata :”Noooooo ,era nù pullman, chill gruoss gruoss,proprio i pullman che camminano”.
Non ho riso per rispetto.

In compenso la mia caviglia ne avrà per un po’.

http://www.precariamente.ilcannocchiale.it/post/1927557.html





permalink | inviato da _Eli_ il 4/6/2008 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
21 gennaio 2008
Sto scrivendo questo. Mi serve per guarire
Tiè, beccatevi il primo capitolo :-D
Meno male che la politica oggi ci dà tregua, o, almeno, così sembra.
Registro che Pecoraro Scanio sta a fà la stessa scena di Mastella (difendetemi sennò casca il governo), che la borsa è crollata -ma senza minacce preventive- e che è stato firmato il contratto dei metalmeccanici (emenomale).
Adopoadopo.



Capitolo uno. Cuba libre

Si versò la coca cola da una lattina, e poi il rum, infine il ghiaccio.

Si sedette con il bicchiere in mano, un po’ perplesso, sulla sua poltrona preferita, quella davanti alla finestra.

Una giornata di merda, diciamolo. Come molte, ma non come tutte. Per via di quella storia degli statistica, della frequenza degli eventi. Di tutti i giorni della tua vita, tot saranno belli, tot così così, tot di merda. Per una strana legge della natura, quelli di merda saranno pari alla somma dei belli più i così così.

Non c’era che una soluzione. Cercare di non pensare a niente. Concentrarsi su quel bicchiere, sorseggiare piano, svuotare la mente, togliersi le scarpe, sì dopo, dopo togliersi scarpe, vestiti, l’odore della città, dell’ufficio, della scrivania, delle pratiche inevase, dello schermo del computer.

E mentre non pensava a niente, bip, un messaggio sul cellulare.

Si alzò per prenderlo dalla tasca della giacca, e, mentre si sedeva di nuovo, premette il tasto per leggere.

Il messaggio diceva –diceva, ma senza tono, senza alzare la voce. Diceva ma era muto- “preferirei stare sola qualche giorno. So che comprenderai. Un bacio.”

Posò il telefono, fece tintinnare il ghiaccio nel bicchiere, guardò quel liquido scuro, e pensò che quella bevanda era troppo contro rivoluzionaria. Politicamente scorretta.

Si alzò, per la seconda volta in pochi minuti, gettò tutto il contenuto del bicchiere nel lavandino della cucina, il ghiaccio no, quello lo tenne, lo fermò con le dita della mano, e poi tornò a sedersi.

Riempì nuovamente il bicchiere. Solo di rum.

E mentre guardava sciogliersi il ghiaccio nel liquido trasparente pensò che Sofia stava facendo lo stesso: si scioglieva nel liquido trasparente della sua testa che si aggrovigliava nelle emozioni.

Rilesse il messaggio, due volte.

Poi lanciò il telefono sul divano, a qualche metro da lì.

Rimase così, mentre il rum nella bottiglia scendeva di livello, con costanza e con una frequenza inquietante e irresistibile, come l’acqua delle piscine che vengono svuotate prima dell’inverno.

Non sa quanto tempo passò. Forse un’ora, forse di più. Non accese neanche una sigaretta per tutto quel tempo.

E poi si alzò, per la terza volta, prese il cellulare che aveva planato e poi era atterrato sul cuscino del divano, tornò sul messaggio, premette il tasto rispondi e scrisse “sì, comprendo. Ciao.”

Spense il telefono cellulare, guardò le sue scarpe, le sue mani, il bicchiere e la bottiglia ormai vuoti, si sdraiò sul divano e l’ultimo pensiero fu: non voglio svegliarmi.

Si svegliò, invece, piuttosto confusamente, con la mente e la bocca impastate: fu quando squillò il telefono, il fisso a pochi metri da lui, ma irrangiungibile, così gli sembrò, e gli passò per la testa che doveva essere la sua ex madre, no, no, che ex madre, la sua ex moglie, aveva una madre, due figli, una ex moglie, e non un’ex madre, due ex figli e una moglie, no, non era così, oddio, com’era. Il telefono smise di squillare. Enzo ripiombò in un sonno senza sogni.

Art. 24.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.







permalink | inviato da _Eli_ il 21/1/2008 alle 16:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
12 aprile 2007
Solstizi
 
Si girò di scatto.
"ehi Jack"
"che c'è"
"perchè mi guardi?"
"per farti sapere che ci sono"
"e lo so, ci sei", poi di nuovo girò la testa, e Jack fece lo stesso.
Ci fu silenzio, e fu grave come quella vecchia toletta nera, al lato del letto, di legno nero anche lui, con un gran baldacchino, e poca luce che filtrava dalle persiane, lì proprio dai punti in cui si erano rotte, per il vento e il gelo dei tanti inverni.
Passò un'eternità. I ragazzi non fiatavano, niente, neanche il rumore delle narici che inalano aria.
Poi Vincent parlò.
"Jack, che fa?"
"niente"
"l'hai vista muoversi?"
"no"
"hai mai visto un cadavere, Jack?"
"no"
"neanche io".
"che facciamo, Vincent"
"non so".
 
********* (to be continued)



permalink | inviato da il 12/4/2007 alle 9:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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